lunedì 12 novembre 2007

LA PROMESSA in scena dal 15 al 18 novembre 07


La Stagione di Europa Teatri inaugura con lo spettacolo che ho scritto con Umberto Fabi














La Promessa

drammaturgia, regia, maschere, pupazzi e azione scenica

Umberto Fabi e Loredana Scianna

collaborazione alla regia Ilaria Gerbella

collaborazione artistica, disegno luci e tecnica Lucia Manghi

musiche originali Maurizio Soliani

percussioni Hakim Birouk

elaborazione suoni Antonio Verderi

costumi Anna Malandruccolo

le voci dei bambini

Agata Boschi Morestori, Anita Boschi Morestori, Marco Bussolati Anna Cabrini, Lisa Canetti, Marco Tullio Carnerini, Benedetta Marconi, Elena Picchi, Virginia Pizzasegola, Matteo Vecchi

del laboratorio teatrale di Europa Teatri condotto da Carlo Ferrari

produzione Europa Teatri 2006-2007

Teatro Europa

15, 16, 17, 18 novembre 07

ore 21.15

Storia, leggenda, superstizione e fiaba popolare: i fili di un'unica tessitura. La “crociata dei fanciulli” è il nome dato a una serie di eventi, reali o leggendari, avvenuti nel XIII secolo e tuttora materia di dibattito tra gli storici. Pueri o pauperes? Fanciulli o poveri? Una cosa non esclude l’altra. Il punto di partenza del lavoro è stato LA CROCIATA DEI BAMBINI di Marcel Schwob: il libro tratta – in forma di narrazione in prima persona di più personaggi - di un fatto oscuro ed inquietante, accaduto nell’Europa cristiana agli inizi del Duecento, quando trentamila ragazzini provenienti dalla Francia e dalla Germania, di età compresa fra i 4 ai 12 anni, formarono una sorta di esercito raffazzonato e si misero in marcia per raggiungere la Terra Santa e liberare il Sacro Sepolcro dagli Infedeli. Erano persuasi di riuscire a traversare le acque a piedi asciutti, convinti che il mare si sarebbe aperto davanti a loro per lasciarli avanzare; molti di loro, giunti al porto di Marsiglia, si buttarono nelle acque e annegarono; altri si imbarcarono con due furfanti, al secolo Ugo il Ferro e Guglielmo il Porco, e furono venduti come schiavi in Egitto, altri ancora proseguirono a piedi via terra e perirono di stenti lungo il viaggio. Nel nostro racconto scenico - più evocazione di una suggestione che narrazione in senso stretto - rimane l’eco lontana della fiaba del Pifferaio di Hamelin, che molti credono un emanazione diretta di quelle cronache leggendarie: anche la storia ha dato un nome agli “incantatori” che condussero alla morte tante anime bianche (uno per tutti: il pastorello francese Stefano di Cloyes); nel nostro racconto sta il desiderio dello spirito contrapposto al miraggio, di un cammino in festa che muta in tragedia, del richiamo di una promessa e del suo costo. Ma parliamo soprattutto di una forza che trascende la nostra comprensione, di un grande disegno che i nostri occhi non possono decifrare: il 1200 fu un secolo di migrazioni maravigliose, gli inspiegabili movimenti in massa di moltitudini di uccelli, rane, api, ecc… - eventi che preannunciano catastrofi o, più in generale, un enorme cambiamento – attestate con stupore dagli storici del tempo; e dunque, forse anche l’uomo obbedisce a una legge cosmica (divina?) che soverchia la volontà razionale e conduce migliaia di bambini a “fecondare” nuove terre, a mescolare il sangue, a sancire una nuova origine.


Appunti di regia

E' la prima volta che sono alle prese con una "narrazione". In teatro, non mi interressano i meccanismi narrativi in senso stretto, o meglio, è una cosa che guardo volentieri quando mi capita ma che non mi interessa FARE. Quando Umberto e io abbiamo cominciato a pensare di tessere la nostra storia su questa storia, abbiamo cercato un meccanismo di narrazione che fosse evocativo e non intrappolato in una cronologia. Il nostro esperimento è questo: ci sono personaggi in maschera che raccontano la storia a ritroso e ci sono i pupazzi dei bambini che raccontano la storia in divenire fino al momento dell'imbarco. Il punto d'incontro tra i personaggi (e i punti di vista) di questa vicenda lascia comunque un finale aperto: una volta saliti su quelle navi, l'esito ultimo lo si conosce, non è scritto del tutto.

La morte tra le acque tempestose durante il viaggio, l'approdo dei superstiti e la vita in schiavitù non soffocano tutta la speranza.

Perché A chi interessa questa vicenda tanto lontana?
A tutti coloro che riconosceranno quanto avviene sulle nostre coste quotidianamente.
Diciamo che Ugo il Ferro e Guglielmo Lo Porco possono essere ritratti come due "scafisti" ante litteram, che i nostri mari inghiottiscono e rigurgitano i corpi di sciagurati "viaggi della speranza", che chi si imbarca insegue la promessa di una nuova vita, che chi arriva viene spesso "venduto" alla strada. Azzardiamo anche che, a ruoli invertiti rispetto al 1200 e allo spirito dei Crociati, nella visione di un altro credo i "nuovi infedeli" siamo noi.

Ma diciamo anche, così come ci limitiamo a suggerire nelle nostre scelte sceniche, che chi arriva a fecondare la nostra terra porta con sé anche la propria ricchezza e un potenziale vivifico di trasformazione che conduce a un'umanità nuova.

E' una questione di sensibilità o anche di gusto, ma personalmente non ritengo di grande efficacia parlare di una questione tragica in modo tragico. La distanza dell'ironia, l'evocazione poetica di musica e immagini, il distacco dato dalle maschere e, in questo caso, anche la distanza temporale della vicenda, consentono di arrivare al cuore in modo più sottile.
Naturalmente, attendo le vostre opinioni.

La musica
Una riflessione a parte per le tracce musicali appositamente composte da Maurizio Soliani durante la lavorazione dello spettacolo e in strettissima relazione con noi. La musica non è sottofondo, non è nemmeno un "commento sonoro", ma è parte integrante della narrazione, strumento eidetico come tutto il resto.
Maurizio ha il dono di essere un visionario, per questo ci capiamo tanto bene! Lo ringrazio infinitamente per tutto quello che ha trasposto dagli occhi alla musica.
Riprenderò il discorso, intanto, sarò felice di ricevere qualche commento.
A presto.





1 commento:

Guido ha detto...

Lo spettacolo è stupendo, è una esperienza fantastica, visiva ed emozionale.

Complimenti!!!

E complimenti anche per il blog, che ho scoperto solo ora!!!

:)

Grazie
Guido Ponzini